Per il Sud del mondo no assistenzialismo ma progetti sociali

Nel nostro Paese, così come nel Sud del mondo, sul terreno della solidarietà sociale si pongono interrogativi che non possono essere più elusi. Le politiche di welfare, cui il no-profit ha dato un crescente apporto in questi anni, si sono andate rivelando progressivamente carenti e inadeguate. La spiegazione prevalente è stata data sul terreno della carenza di risorse finanziarie destinate al sociale, che si è andata via via accentuando. Sembrerebbe che tutti i guai derivino da un’insufficiente dotazione di personale tecnico competente e da una carenza di strutture fisiche e strumentali indispensabili per gli interventi di lotta all’esclusione. In tali letture resta solitamente in ombra un approccio che vada oltre l’erogazione pura e semplice di servizi.

Nel nostro Mezzogiorno, nell’ultimo quindicennio,  una piccola rete sociale di associazioni che, in diverse città, affianca famiglie e bambini deprivati, si è incaricata di smentire questa lettura dominante. Le azioni che, qua e là, sono state portate avanti dai gruppi aderenti alla rete “Bambini, ragazzi e famiglie al Sud” hanno privilegiato la promozione di nuovi stili di convivenza, di segno comunitario, piuttosto che puntare tutto sui servizi e sull’assistenza. Il segreto di un cambiamento sociale autentico sta, infatti, in azioni collettive di vicinanza e di condivisione, che abbiano caratteri di gratuità e di radicamento e che, pur in tempo di pregiudizi e paure, indichino a tutti prospettive reali di integrazione e di convivenza pacifica. Si tratta di scelte di frontiera che hanno scarsa cittadinanza nel tempo presente, dato che l’enfasi è posta interamente su interventi di addetti ai lavori, sia sul versante delle istituzioni pubbliche che del terzo settore.

Queste proposte controcorrente della rete trovano, invece, una immediata consonanza con l’agire comunitario che si sviluppa in Perù, a Huaycan ed a Huancayo. In queste realtà, figure che testimoniano in modo straordinario la loro scelta di radicamento sociale, come Gaspare e Goretta, sviluppano da anni, col sostegno della “Fondazione Solidarietà“, azioni di rifondazione di percorsi di comunità e di autorganizzazione sociale, del tutto alternativi a vecchie e nuove forme di assistenzialismo.

Pur in contesti profondamente diversi, le scelte si collocano sulla medesima frontiera. È forse giunto il tempo di prenderne più profondamente coscienza e trovare occasioni per condividere difficoltà e speranze.

Gianfranco Solinas

 

 

 

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