Piccoli ma protagonisti

Fame nel mondo: l’impegno della CDLS

San Marino, 4 ottobre 2007

“Morire di fame nel XXI secolo”. Alla tavola rotonda promossa dal Club Lilliput durante la giornata del 1° ottobre ha partecipato il segretario confederale della CDLS, Antonio Ceccoli. Ecco il suo intervento.

Lilliput e Gulliver: l’intelligenza e l’organizzazione unitaria dei piccoli (lillipuziani) hanno il sopravvento sulla forza e la potenza di Gulliver che sopravvive solo perché è disponibile al confronto, al dialogo, rinunciando alla forza; raggiunge il massimo risultato quando ottiene il trattato di pace e riesce a soddisfare i bisogni della comunità.

Emergono subito alcuni valori: pace, bene comune, prevalenza del collettivo sull’individuale, che sono propri anche della Confederazione Democratica dei Lavoratori Sammarinesi assieme ad altri quali libertà, giustizia, solidarietà, valorizzazione della diversità, rispetto, centralità della persona, primato dei valori dell’uomo su quelli del profitto, confronto e dialogo.

La nostra organizzazione, vista nel panorama mondiale, è piccola ma ha fatto sue le indicazioni delle associazioni alle quali è affiliata (CES, CSI, CISL) senza dimenticare i valori ai quali si è ispirata fin dalla sua costituzione (50 anni il prossimo novembre).
Ha espresso le sue opinioni anche nei confronti dell’economia globalizzata ritenendo che se da un lato crea condizioni favorevoli per innalzare il livello di vita dei paesi più poveri e dei lavoratori, dall’altro potrebbe favorire l’omogeneizzazione culturale, la prevaricazione dell’economia e delle multinazionali sui diritti fondamentali delle persone e degradare l’ambiente (e ciò mi sembra più che un rischio, una realtà).

Nei nostri documenti congressuali sempre facciamo riferimento alla necessità di moderazione e di evitare una corsa sfrenata di potere; purtroppo constatiamo a malincuore che la diplomazia e la comunità internazionale non hanno sempre trovato soluzioni alle crisi esistenti; alcune dittatura si sono consolidate fino a reprimere le rivolte nel sangue (è quanto stiamo vedendo in questi giorni); in diversi stati definiti democratici vengono negati i fondamentali diritti umani e sociali; il frutto del progresso e della globalizzazione non sempre ricade sui lavoratori; la fame e la sete condizionano un miliardo di persone e la mortalità è aumentata fino a raggiungere i 10 milioni all’anno; il mondo sottosviluppato soffre ancora di arretratezza a livello sociale, politico e di istruzione. Tutto ciò a discapito degli obiettivi fissati nel 2000, e da raggiungere nel 2015, dagli stati membri dell’ONU al fine di realizzare uno sviluppo armonico del Pianeta. Un esempio: l’obiettivo e quindi l’impegno a destinare lo 0,70% del PIL per lo sviluppo non è stato raggiunto; e l’Italia è allo 0,19%, la media dei paesi europei raggiunge poco più dello 0,40%. Di contro le pese maggiori dei paesi ricchi sono destinate agli armamenti (oltre 600 miliardi di dollari nel 2003) e alla pubblicità (circa 400 miliardi di dollari).

Allora è bene ricordarci che esistono responsabilità sociali, che dobbiamo contribuire con la pratica oserei dire quotidiana sia al nostro interno che nelle sedi internazionali affinché le dichiarazioni ed i propositi abbiano possibilità di concretizzarsi nella certezza che anche i “piccoli” possono modificare gli equilibri indirizzando la politica a privilegiare il dialogo ed il confronto.

Quando parliamo di fame istintivamente e quasi in modo scontato pensiamo a mancanza di cibo e quindi morte: si muore per mancanza di cibo ma anche per eccesso dello stesso. Ma non esiste solo fame di cibo: c’è fame di lavoro, di istruzione, di sanità, di giustizia e di equità in ambito economico e sociale.

Ma andando nel pratico; la Confederazione Democratica come ha agito per realizzare il concetto di solidarietà? Ha cercato prima di tutto di concretizzarlo nel quotidiano fra i lavoratori e successivamente ampliato puntando ad una solidarietà internazionale promuovendo e costituendo la “Fondazione Solidarietà” in occasione del suo X° Congresso del 1995 e realizzando nei primi anni microprogetti in Brasile, Salvador ed Albania.

Dal 1998 ha iniziato la sua avventura in Perù, dapprima nella comunità di Huaycan, cittadina e circa 18 km da Lima, dove non piove quasi mai ed è priva di servizi fondamentali di base e sociali, caratterizzata da estrema povertà e da una situazione sanitaria gravissima, adoperandosi per la costruzione di una Casa di Accoglienza nella quale si svolgono attività educative (doposcuola, asilo nido, lavoratori artigianali ed artistici) e successivamente nella città andina di Huancayo.

A Huaycan la Casa di Accoglienza è stata ampliata ed inoltre la Fondazione sostiene il “progetto salute” che prevede l’apporto di 2 medici e più di 40 promotrici di salute che svolgono la loro attività in 14 Botiquines, veri e propri presidi socio-sanitari distribuiti nelle zone più critiche. Nel 2004 sono stati acquistati 1000 mq. di terreno fabbricabile sul quale sta sorgendo un edificio realizzato con le risorse del Fondo Italo Peruviano e destinato a servizi sanitari: la Fondazione è responsabile dell’onerosa gestione.

Ad Huancayo, sulle Ande ad una altitudine di 3.500 metri e distante da Lima 300 km, la Fondazione ha sostenuto nel 2001 un corso di formazione per promuovere cooperative, associazioni e sindacato, con l’obiettivo di rendere il gruppo dei corsisti (circa 30 ragazzi) protagonista della vista sociale ed economica del (loro) paese. In seguito questi ragazzi hanno dato vita all’Associazione “Centro di sviluppo sociale CEDES-MAOGA” che promuove parecchie attività negli ambiti della cultura, del lavoro, dell’educazione e della salute.

Attualmente queste sono le attività: l’Accademia pre-universitaria;; il Progetto Salute di Ocopilla (quartiere della città); il Centro Educativo; la Scuola Professionale di Taglio e Cucito San Marino”.

In queste due cittadine, dominate da fame, malattie, esclusione sociale, devianze e violenze, le iniziative della Fondazione Solidarietà sono punto di riferimento per famiglie, bambini, giovani e rappresentano soprattutto la speranza di un futuro migliore e più visibile.

Gli interventi sono stati possibili grazie al contributo di numerose persone con donazioni di lavoratori e cittadini sammarinesi e italiani, coppie di sposi, fondazioni sammarinesi ed estere.
Riteniamo che anche le piccole realtà possono svolgere un ruolo determinante per la crescita politica, economica, sociale e culturale dei paesi in via di sviluppo. Continuiamo su questa strada ed i risultati sicuramente non si faranno attendere.

Antonio Ceccoli
 

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